Francesco Schettino, ex comandante della Costa Concordia, ha presentato una richiesta di semilibertà al Tribunale di Sorveglianza di Roma, con l'intento di ottenere il permesso di lavorare in Vaticano per un progetto di digitalizzazione del patrimonio culturale. L'udienza, inizialmente fissata per il 4 marzo 2025, è stata posticipata all'8 aprile a causa della sostituzione del giudice relatore.
Il naufragio della Costa Concordia
Il 13 gennaio 2012, la Costa Concordia naufragò nei pressi dell'Isola del Giglio, provocando la morte di 32 persone e causando il ferimento di altre 157.
L'incidente avvenne mentre l'imbarcazione si avvicinava alla costa e urtò alcuni scogli non riportati sulle mappe nautiche. La tragedia ebbe un'eco internazionale e diede il via a complesse indagini per chiarire le responsabilità dell'accaduto.
La condanna di Schettino: 16 anni di carcere
Nel 2015, la giustizia italiana ha condannato in via definitiva Francesco Schettino a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo e abbandono della nave. Secondo la sentenza, l'ex comandante fu ritenuto colpevole sia di aver causato l'incidente sia di non aver gestito correttamente le operazioni di evacuazione dei passeggeri. Attualmente, sta scontando la pena nel carcere di Rebibbia, a Roma.
Il percorso verso la semilibertà
Il prossimo 8 aprile, il Tribunale di Sorveglianza di Roma analizzerà la richiesta di Schettino e valuterà se concedergli la possibilità di uscire dal carcere durante il giorno per lavorare. I giudici esamineranno vari aspetti, tra cui la condotta tenuta in prigione, l'eventuale partecipazione a programmi di rieducazione, la concreta fattibilità dell'impiego proposto
L'esito dell'udienza sarà determinante per il futuro dell'ex comandante e per il suo eventuale reinserimento nella società.
Lo sdegno dei familiari delle vittime e dei sopravvissuti
L'istanza presentata da Schettino ha suscitato un'ondata di indignazione tra i parenti delle vittime e i superstiti del naufragio.
Vanessa Brolli, che ha perso alcuni familiari nella tragedia, ha espresso la propria contrarietà alla possibilità che l'ex comandante lasci il carcere, sostenendo che debba scontare interamente la sua condanna.
A suo avviso, indipendentemente dalla decisione della magistratura, Schettino non potrà mai liberarsi dal peso di quanto accaduto.
Anche Giovanni Girolamo, padre di Giuseppe Girolamo, un musicista trentenne che perse la vita durante il disastro, si è detto profondamente contrario alla concessione della semilibertà. Ritiene infatti che l'ex comandante meriti una pena proporzionata al numero delle vittime, considerando questa l'unica vera forma di giustizia per un evento di tale gravità.